Il bt traina il numero degli arrivi

di Cristina Peroglio
31/01/2012
17:01
 
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Sono i flussi del business travel a trainare i buoni numeri che l'Italia realizza sul Brasile. Un'ampia area del Centro e Sud America (dal Messico al Cile passando per l'Argentina e, appunto, per il Brasile) è diventata almeno da un paio di anni uno dei luoghi del mondo più interessanti per le trasferte d'affari.
“Registriamo, in effetti, un aumento di flussi bt verso il Brasile da almeno un paio di anni - spiega Luciano Miotto, titolare di New Flymar a Milano - e per quest'anno prevedo ancora un leggero incremento verso quest'area”. La progressione interessa tutto il Sud America: “In realtà - dice Piera Giberti, addetta vendite per Verdeja Travel Service ad Alessandria - è tutta l'area a tirare: si sono sviluppati dei veri e propri centri produttivi, lo notiamo perché ci sono diverse aziende, anche di tipologia differente, che realizzano trasferte tutte verso le medesime destinazioni”.

Target di clientela Due le tipologie di viaggiatori d'affari: quelli legati alla delocalizzazione aziendale, quindi i tecnici e la parte commerciale, che ha aperto un mercato ricco, sul quale imporre i prodotti made in Italy di alto livello.
“Viaggiano sia i commerciali sia i tecnici per l'assistenza - conferma Achille Sbrojavacca, titolare di Sbrojavacca Viaggi a Treviso - e le trasferte si differenziano a seconda di chi parte”. Si va dall'indotto Fiat all'agroalimentare: “Le aziende che trattiamo sono in particolare del settore agroalimentare - spiega Cristina Bacchi, titolare di Fuoricittà Viaggi a Parma - e hanno una parte di produzione delocalizzata, per cui non si parla solo di vendita”. Diverso, invece, il caso di Universalturismo a Firenze, che segnala un fenomeno che dà la reale portata della crescita economica vorticosa del Paese sudamericano. “Il nostro traffico verso il Brasile è soprattutto legato all'export - spiega Catia Ferri, addetto vendite bt dell'agenzia -. Ci sono numerose aziende vitivinicole che hanno individuato un mercato ricco, sul quale i prodotti italiani di alto livello si possono imporre”. Lo stesso quadro si presenta in Sicilia: “Il nostro bt verso il Brasile è composto di commerciali o di titolari di aziende - dice Nilia di Palma, addetta vendite di G. Ruggeri e Figli a Palermo - vanno a vendere perché è un mercato ricco”.

L'impasse del leisure Dal punto di vista del turismo tout court, invece, il Paese fa fatica a imporsi in Italia. Dopo il periodo di grande popolarità per le destinazioni mare, da Fortaleza a Natal a Recife, il Brasile ha perso appeal sul mercato italiano. Complici soprattutto, secondo le adv, i prezzi, ormai balzati troppo in alto.
“È diventato troppo caro, sia per la produzione sia per il cliente finale” dice Miotto di New Flymar a Milano, mentre Nicoletta Provisiero, addetta vendite di Leoga Viaggi a Napoli sottolinea: “Per lo stesso impegno economico i clienti preferiscono sicuramente Caraibi o Oceano indiano rispetto al Brasile”.
Ma ci sono le eccezioni. “Io vendo il Brasile più per leisure che per business - dice Luana Severini, addetta vendite di New Project Viaggi a Macerata -. A sceglierlo soprattutto i giovani o le coppie in viaggio di nozze”. Altro target sul quale il prodotto funziona dal punto di vista del leisure sono i repeater: “Abbiamo una serie di clienti che, di fatto, svernano nel Paese - spiega Fulvio Di Giuseppe, titolare di I Mulini a Vento a Roma -. Comprano da noi il biglietto aereo: o hanno casa in loco o trovano le sistemazioni da soli”.

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