Roma, Firenze e Venezia, città d’arte contro Airbnb

Le grandi città italiane chiedono poteri speciali per limitare la crescita degli affitti turistici, le case che finiscono sui portali come Airbnb e Booking, contribuendo allo spopolamento dei centri storici e all’aumento dei prezzi degli immobili. Da Firenze a Roma, sono sempre di più i sindaci e gli assessori diventati paladini della resistenza contro le piattaforme.

Il caso Firenze

A Firenze si è mosso in questa direzione il sindaco Dario Nardella con una delibera che blocca le concessioni di nuove licenze per gli affitti turistici nel pregiatissimo fazzoletto patrimonio Unesco, un’area che rappresenta il 5% del territorio comunale ma dove si concentra quasi il 75% degli appartamenti destinati alle locazioni brevi. “Le città d’arte subiscono gli effetti di una deregulation alla quale non è mai stato contrapposto un modello risolutivo. C’è bisogno di regole chiare che diano alle amministrazioni locali più poteri per limitare e pianificare. E occorre una visione strategica a livello nazionale per favorire tutte le forme di turismo meno massificate”.

Roma, identità da preservare

Maggiori poteri per controllare un fenomeno letteralmente esploso li chiede da tempo anche a Roma l’assessore al Turismo e ai Grandi Eventi, Alessandro Onorato: “Senza la possibilità di intervenire, tra un anno non ci sarà più un residente nel sito Unesco. Perché il Comune di Roma non può decidere dove far aprire o non far aprire le strutture extralberghiere? Le istituzioni pubbliche e il Governo dovrebbero curare il mantenimento dell’identità delle città”. Il fenomeno, aggiunge, “esiste, ma bisogna mappare e capire. E stabilire un meccanismo di certificazione di qualità”.

Venezia, obiettivo qualità

Più ampio il discorso dell’assessore al Turismo di Venezia, Simone Venturini: “Non c’è solo il problema delle locazioni turistiche brevi, su cui c’è un dibattito nazionale, c’è anche un tema legato al commercio. Le liberalizzazioni di 15 anni fa hanno consentito di aprire qualsiasi cosa ovunque e se questo, da un lato, ha funzionato in una serie di città, non ha funzionato nei centri storici di Firenze e Venezia, dove la domanda, illimitata, tende ad adeguarsi nel punto più basso con il proliferare di take away e souvenir shop. Anche su questo le città d’arte chiedono ai Governi che si sono succeduti di avere un astuccio di strumenti particolari per affrontare le questioni”.

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