Se il problema è il prezzo, è lì che si deve giocare la partita. Il drastico taglio della propensione al consumo della clientela, che ha causato diversi problemi al settore turistico, in alcune situazioni si può trasformare in opportunità.
Come nel caso di Enzo Lippolis, titolare di Didali Viaggi a Bari che, per essere più competitivo sul fronte delle tariffe, ha deciso di concentrarsi su meeting e congressi. "Siamo più economici delle incentive house", ammette senza problemi Lippolis.
L'arma segreta è il Mice, dunque?
Noi siamo partiti dai gruppi, che ora sono in sofferenza. Poi abbiamo iniziato a concentrarci sui congressi, ma con background da agenzia di viaggi.
La vostra è stata una risposta alla concorrenza...
Il problema è che, secondo molti, il cliente che cerca sul web non è lo stesso che entra in agenzia.
Secondo lei non è così?
No. Non esiste una clientela online. Semplicemente, spesso su internet vengono immessi prezzi più bassi rispetto a quelli delle agenzie. Ma così i fornitori fanno harakiri.
Un'altra nota dolente è la marginalità dei dettaglianti...
I clienti pensano che le agenzie siano come i negozi di abbigliamento, con un ricarico del 20 per cento...
Invece su una pratica da poche centinaia di euro a volte c’è ben poco da guadagnare.
Spesso non conviene affatto. È anche per questo che mi sono concentrato sui congressi.
La clientela Mice è qualitativamente migliore?
Il discorso non è questo. ll fatto è che noi siamo come una incentive house low cost. Tornando alla questione della clientela, il problema è che la gente non sa viaggiare. Magari non capisce la differenza tra una destinazione charter e una di linea.
In che senso?
Magari fa un soggiorno mare in Messico a 1.500 euro e pensa che il prezzo giusto per la destinazione sia quello. Poi quando vuole fare un tour e scopre che costa 4mila euro, è coinvinta che sia caro. Ma il prezzo giusto per il Messico è il secondo, non il primo.