"We will survive", le reazioni del turismo Usa dopo l'elezione di Trump

di Lino Vuotto
09/11/2016
12:44
 

Arrivano alla spicciolata, dopo la lunga maratona notturna che ha determinato l'inattesa vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane. Riempiono a fatica gli stand dei vari stati Usa qui al Wtm di Londra, dopo che ieri nella seconda giornata l'affollamento era impressionante sin dall'apertura.

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Qualcuno ne approfitta per un selfie allo stand degli hotel di Trump ancora deserto. Altri parlottano, occhi gonfi di sonno e qualche preoccupazione che traspare dai dialoghi serrati.

Timori per il Visa Waiver Program
"L'industria è forte e Brand Usa e Us Travel Association hanno fatto un ottimo lavoro in questi anni - spiega a TTG Peter van Berkel, presidente del ricettivista Travalco, con un sorriso contagioso - e questa è una buona base di partenza. Certo, c'è la preoccupazione per il Visa Waiver Program, che possa subire restrizioni che non favorire il turismo, ma staremo a vedere". C'è comunque la convinzione che il settore non subirà ripercussioni e che Trump modererà i toni accesi della vigilia: "Sa come diciamo noi: la zuppa si raffredda velocemente".

Anche in casa Teamamerica la sensazione del 'business as usual' rimane in primo piano, come conferma la marketing development per il Regno Unito Georgina Horsman: "Dal nostro mercato non ci apsettiamo particolari ripercussioni, i flussi tra i due Paesi sono sempre stati forti. Semmai noi abbiamo il problema di Brexit e della sterlina debole e dobbiamo preoccuparci di quello".

We will survive
Tra gli stand qualcuno preferisce non rispondere, ma le conversazioni sono accese, tra chi critica l'atteggiamento della persona Trump e chi confida nel suo spirito imprenditoriale. "Abbiamo fatto un ottimo lavoro in questi anni facendo crescere gli arrivi e il nuovo presidente non credo che abbia interesse affinchè le cose cambino". "It's America, we will survive" si sente dal corridoio che costeggia lo stand di New York, la regina degli arrivi turstici in America. E da qui ci dicono, convinti: "Per noi non cambia nulla, abbiamo un brand forte e i turisti continueranno ad arrivare".

Cosa pensano gli italiani
E l'incoming? Nel padiglione Italia si lavora intensamente anche se a ritmo ridotto rispetto ai primi due giorni. Ascoltiamo però l'opinione di due esperti della destinazione come Davide Catania di Alidays e Silvio Rebula, per lunghi anni attivo nell'outgoing verso gli Usa e ora impegnato nell'incoming. "La domanda dagli States non subirà contraccolpi, è continua e un presidente nuovo non modifica la voglia di viaggiare", dice Rebula. Un punto di vista confermato anche da Catania: "In un grande Paese come gli Stati Uniti non cambierà molto - spiega -, una persona da sola non può incidere anche se si tratta del presidente degli Stati Uniti. Vero, ha fatto dichiarazioni forti e fuori dalle regole, ma ora dovrà confrontarsi, dialogare".

Nel frattempo gli stand Usa si sono riempiti e i tavoli sono (quasi) tutti pieni e le contrattazioni vanno avanti. Business as usual. In attesa di vedere cosa farà veramente il nuovo presidente.


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