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Roberto Gentile, editore, blogger, consulente, head-hunter

Alitalia e Meridiana: quando il personale difende i (troppi) privilegi che ha

04/07/2016
11:11
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Non scrivo di compagnie aeree, business complicato e spesso lontano dalle dinamiche del turismo. Lontano perché, in alta stagione, il personale di un tour operator, di un albergo o di un’agenzia di viaggi si guarderebbe bene dallo scioperare. “Ehi, sei matto?!” urlerebbe il capo “Abbiamo il cliente in casa e tu vorresti lasciarlo per strada?! Va a lavura’, lazarun!!” (capo brianzolo).

Dei loro capi, che in effetti brianzoli non sono, il personale Meridiana e Alitalia se ne frega. E sciopera. Da giorni l’aeroporto di Olbia è nel caos: voli Meridiana cancellati, passeggeri accampati, riprotezioni che sono costate milioni alla compagnia. Ricordo, en passant, che la stagione turistica in Sardegna dura 10 settimane e fare uno sciopero adesso vuol dire fare molto, molto male.

Non sono da meno in Alitalia: “Piloti e assistenti di volo aderenti alle sigle sindacali si asterranno dal lavoro dalle ore 11.00 alle ore 15.00 di martedì 5 luglio”, recita il comunicato di prammatica. Caos annunciato anche a Fiumicino, quindi.

Non entro nel merito delle rivendicazioni del personale delle due compagnie, alle prese con complesse ristrutturazioni (vedasi Meridiana / Qatar come descritta dal direttore), dopo anni di perdite milionarie e un futuro tutto da disegnare.

La faccio semplice: credo che una casta di privilegiati, che ha già ottenuto moltissimo (lo scivolo di 7 anni per gli ex dipendenti Alitalia fu un regalo a spese del contribuente), dovrebbe accontentarsi di quello che ha e rimettersi a lavorare. “Grazie Etihad, grazie Qatar per permettermi di mantenere il posto: ora sì che mi do da fare, ecco il mio contributo al nostro business”. Magari.

Penso ai tanti colleghi lasciati a casa dalle ristrutturazioni e dalle chiusure dei tour operator. Penso a chi mi manda il cv e sa che, se ha più di 50 anni, non troverà mai più il lavoro di prima. Penso agli agenti di viaggi che lavorano 60 ore alla settimana, risparmiano sulla carta e sulla luce, e sono contenti se a fine mese si mettono in tasca qualche centinaio di euro. Penso agli studenti che leggono di questi scioperi e si guardano bene dal cercare lavoro nel turismo.

“Cosa vuoi fare da grande?” chiede la maestra alla classe “Io voglio fare il posto fisso!” risponde lo scolaro Checco Zalone. Che aveva già capito tutto.

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