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Roberto Gentile, editore, blogger, consulente, head-hunter

Venezia, Roma, Firenze: nostalgia del bravo turista, che non c’è più

13/09/2016
12:30
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Lo dichiaro subito, questo è un post passatista. Ovvero, parla bene del passato e male del presente. Ed è pure politicamente scorretto, ovvero esprime opinioni contrarie al “comune sentire”. Con chi ce l’ho? Col turista, ignorante e straccione, che ormai infesta le nostre città d’arte.

Qualche fatto. Venezia continua a perdere abitanti: in centro storico erano 60.704 a marzo 2008, se ne perdono 1.500 all’anno, oggi il conta-veneziani (esiste davvero, nella vetrina della farmacia Morelli, in Campo San Bortolomio) ne restano 55.069. Centinaia di loro, pochi giorni fa, hanno manifestato con i carrelli della spesa, al grido “Ocio ae gambe che go el careo”, avviso che viene ripetuto come un mantra quando sono costretti a zigzagare, appunto coi carrelli della spesa, tra calli e campielli stracolmi di turisti. Cosa invocano i veneziani? “Case a prezzi accessibili per i giovani, una stretta sui negozi di souvenir, un sostegno ai negozi di vicinato, che sono sempre meno”.

A Roma, il 21 settembre, riapre la Scalinata di Trinità dei Monti, restaurata a spese del gioielliere Bulgari e tornata al suo splendido candore. Come mantenerla così? È stata già bocciata la cancellata “notturna” proposta dal presidente dell’Associazione commercianti di via Condotti: “Bisogna regolamentare questo continuo bivacco: Trinità dei Monti è diventato il punto di ritrovo dei giovani stranieri che vengono e fanno come gli pare. Bevono, mangiano, qualche vandalo addirittura, per il puro gusto di oltraggiare l'opera, ci fa pure i bisogni, di notte”. Ma i “monumenti non si chiudono!” reclama qualche consigliere di circoscrizione, e in alternativa propone steward anti-vandali e vigili in pensione. Pannicelli caldi.

Ieri ero a Firenze, un qualsiasi lunedì di settembre, alla fine di un’estate che vede almeno un più 5% di turisti. File chilometriche intorno a Santa Maria del Fiore: ce ne sono due, una per entrare in chiesa, l’altra per ascendere al campanile di Giotto. Mi guardo intorno, piazza Duomo è una delle più belle del mondo, qui - solo pochi anni fa - c’erano i migliori gioiellieri, i più noti antiquari, le più antiche botteghe. Non è rimasto nulla. Bugigattoli (in fiorentino, stanzetta piccola e oscura) che per 5 euro propinano un calice di rosso e una schiacciata (focaccia) all’olio. Magnum (il gelato della multinazionale Unilever) ha aperto uno store a due piani, con vista sulla cupola del Brunelleschi. Le tre vetrine della gioielleria Torrini (marchio con 7 secoli di storia), in piazza Duomo 12, ora sono occupati dal solito, ennesimo fast food. Per il paventato McDonald’s, basta leggere le cronache.

Dappertutto, a Firenze Venezia e Roma, pletore di turisti tutti desolatamente uguali. In ciabatte lui, in canotta lei, fanno solo tre cose: quando sono in coda, smanettano sullo smartphone e condividono sui social; quando sono a destinazione, si fanno un selfie e, subito dopo, lo condividono sui social; prima o dopo, bevono e mangiano, preferibilmente junk-food. Nessuno legge un libro, di guide cartacee neanche l’ombra, i must-see (Rialto, San Marco, Ponte dei Sospiri) vengono letti su Tripadvisor. La Venezia dei Dogi? La Firenze dei Medici? Roma culla del cattolicesimo? “Boh, che ne so, non c’è tempo, dobbiamo andare a mangiare i fettucini Alfredo!”.

A me di questo turismo straccione e ignorante non importa niente. Questa massa che ingrassa osti a menu fisso e scadenti B&B (e ora pure i privati su Airbnb) non c’entra nulla con la nostra storia e con la nostra cultura, come ho già scritto. Vabbè, il bravo turista di una volta non c’è più. Ma Trinità dei Monti, Rialto e piazza della Signoria appartengono a noi, non a questa gentaglia. E meritano rispetto.

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