Whatsup

Roberto Gentile, editore, blogger, consulente, head-hunter

Tre strategie (e tre cartelli) per far stare in piedi un tour operator

30/11/2016
10:35
 

Gestire un tour operator tradizionale, in Italia, è cosa complessa. Il modello di business è stato completamente stravolto dal web e dalla multicanalità, e oggi tra distribuzione e industria, chi sta peggio è la seconda. Non mi piace rievocare chi è uscito di scena, ma per conoscerne i nomi, sino al 2014, basta cliccare qui.

Più recentemente, è toccato a Marevero e Phone & Go. Oggi, sul bordo del precipizio si trovano InViaggi e Gartour. Del t.o. ternano non si sa più nulla da settembre, non a caso il direttore di questa testata definiva “impresa difficile” l’estremo tentativo del fondatore Renato Martellotti di salvare la baracca. La crisi di Gartour è notizia recente, il t.o. romano votato all’incoming ha accusato il crollo del mercato russo e ora attende il salvataggio del cavaliere bianco di turno.

Quali strategie può tentare  un imprenditore che, nonostante tutto, voglia ancora costruire pacchetti e venderli tramite agenzia? Ne elenco tre, che mi paiono tra le più plausibili.

1) Investire in tecnologia e innovazione: la prima è il mantra di Alidays e Naar T.O., che dal digitale sono nati e sul quale continuano a metter soldi; innovare il modello del t.o. 'made to measure' è l’assioma che ha permesso a Quality Group di acquisire quote di mercato a danno di colleghi meno 'sul pezzo'. Scommetto che tutti e tre, nell’ufficio del titolare (se il titolare ha ancora un ufficio per conto suo...) campeggia il cartello “Chi si ferma è perduto!

2) Farsi comprare da qualcuno più grosso: Press Tours e Swan Tour sono entrati nel portafoglio del Gruppo Alpitour; il primo ha portato numeri e prodotto, il secondo ha trovato un’ancora di salvezza, visto il crollo verticale della destinazione di riferimento, l’Egitto. Hotelplan e Turisanda cercano una seconda vita in Eden Viaggi, sperando che il passaggio dalla Svizzera all’Italia funzioni meglio di quello toccato al connazionale Kuoni. Scommetto che nell’ufficio di Gabriele Burgio e Nardo Filippetti (sono certo che loro un ufficio riservato ce l’hanno) campeggia il cartello “Teniamo i numeri sotto controllo!

3) Vendere qualcosa che gli altri non hanno: croceristi e villaggisti sono quelli che stanno meglio. I loro prodotti non sono sostituibili, Booking ed Airbnb non possono costruirsi in casa una Jewel of the Seas o un Tanka Village. Visto il boom del Mare Italia, nell’estate 2016, i vari Nicolaus, Ota Viaggi e Club Esse sognano un 2017 con gli stessi numeri. E i più consolidati Veratour e Valtur stanno investendo sul prodotto e sulla differenziazione. Sapete quale cartello campeggia negli uffici di Stefano Pompili ed Elena David (appena arrivata in casa Investindustrial)? Uffici comunicanti con quelli di Carlo Pompili e Carlo Gagliardi, scommetto. “Allungare la stagione, e acchiappare gli stranieri!”.


TI INTERESSA QUESTA NOTIZIA? ISCRIVITI A TTG REPORT, LA NEWSLETTER QUOTIDIANA

Commenti di Facebook


I blog di TTG Italia non rappresentano una testata giornalistica poiché sono aggiornati senza alcuna periodicità. Non possono pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001. Le opinioni ivi espresse sono sotto la responsabilità dei rispettivi autori