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Roberto Gentile, editore, blogger, consulente, head-hunter

Credete che gli ostelli siano vecchi e scomodi? Sbagliato! Sono smart e social

30/06/2017
12:43
 

Nell’immaginario collettivo l’ostello è una sistemazione a basso costo, dove si dorme in camerate e si usano bagni comuni, in ambienti poco confortevoli e neanche tanto sicuri. Una sorta di campeggio al chiuso. Tradotto, una cosa da poveracci. Sbagliato. Perché gli ostelli stanno subendo, negli ultimi dieci anni, una trasformazione epocale.

Ricordate cosa pensavamo noi italiani delle crociere, fino agli anni ‘70? Navi piccole e scomode, clientela anziana, atmosfera da dopolavoro in gita di piacere. Poi su Canale 5 è arrivata la serie Usa Love Boat, la sigla “Profumo di mare” di Little Tony, le avventure del capitano Stubing e il percepito - in una decina di anni - è diventato quello di oggi.

Ecco, agli ostelli sta succedendo la stessa cosa, in Italia e nel mondo. Da sistemazione di fortuna per saccopelisti, disposti a tutto pur di risparmiare, si stanno trasformando in luoghi confortevoli, collocati in centro città e - soprattutto - caratterizzati da un’esperienza di condivisione e socializzazione che nessun’altra sistemazione (hotel, B&B, appartamento privato) può offrire. Perché dormire (in camerate, quelle ci sono ancora) è solo un aspetto, quasi accessorio, dell’esperienza. Quello che conta veramente è il bar, il programma eventi e le attività che l’ostello propone ai propri ospiti. Vuoi fare un mini-corso di cucina locale? Si può. Vuoi tagliarti i capelli dal parrucchiere più trendy del momento? Certo. Vuoi assistere a un concerto live della band indie più seguita in città? Stasera alle 22. Vuoi dormire 4 ore e passarne il doppio a bere, conoscere gente e far festa fino all’alba? È il posto giusto.

Perché gli ostelli di oggi sono a tutti gli effetti una sorta di social network reale, ovvero quanto più si avvicina all’esperienza di condivisione e partecipazione - solo virtuale - di FB & compagni. Che il trend sia mondiale lo certifica Phocuswright (Global Hostel Marketplace 2014-2018): crescita del 7% annuo dal 2014, il 14% dei Millennials che viaggia prenota in ostello, il 50% degli ospiti di ostelli viaggia almeno 4 volte l’anno ed è disposto a spendere di più che in altre sistemazioni; ma - soprattutto - chi trascorre una notte in ostello (mettiamo a €40) è disposto a spenderne altrettanti per mangiare, bere e acquistare attività.

Vabbè, non siete convinti. Allora segnatevi questi nomi: Ostello Bello a Milano, Yellow Hostel a Roma e St Christopher's Inn Gare du Nord a Parigi. Un altro mondo, altro che camerate e bagni in comune. È qui la festa.


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