Caffè con il direttore
Sergio Testi
Da Winteler a Francorosso

E’ stato capace di attraversare e superare tante fasi di mercato. Dall’espansione del turismo organizzato (come si diceva un tempo) alle Torri Gemelle, dalle crisi economiche alla pandemia Covid. Adesso Sergio Testi può finalmente sedersi tranquillo e programmare con calma uscite e manutenzione della sua amata bici da corsa. L’annuncio era nell’aria da qualche tempo. Ma è diventato ufficiale nel corso dell’ultima conferenza stampa di Gattinoni. In questo incontro del Caffè con il direttore Sergio Testi parla di Cuneo e delle sue passioni, ricordando i grandi personaggi incontrati. In mezzo a tutto il marchio Francorosso che campeggia ovunque.

Partiamo da Cuneo, quindi si torna a casa

Dal 1 agosto torno a casa ma rimango nel cda della holding Gattinoni per collaborare a nuovi progetti strategici. La decisione è nata nella scorsa estate. Mi ero ripromesso di dirlo a Franco Gattinoni con largo anticipo. Ora ho sfruttato una finestra per andare in pensione e così rivedo Cuneo non solo nel fine settimana.

Cosa lascia a Milano?

Lascio un presidente che mi ha fatto lavorare con grande apertura. Per 2 anni Gattinoni mi ha messo sotto esame (lo dice ridendo n.d.r.), poi mi ha dato ampie deleghe per l’intero sviluppo aziendale. Vengo via molto soddisfatto e mi porto a casa il piacere di aver lavorato con tante belle persone.

Tutto è iniziato a San Rocco Castagnareta?

Già, sotto la guida del grande Lorenzo Isoardi. Ero un semplice addetto booking che dal presidente ha ricevuto un grande insegnamento. La filosofia del lavoro. Ho in buona sostanza “rubato” qualcosa ai tanti manager che ho incrociato.

A proposito, parliamo del manager che ha lasciato più il segno?

Senza dubbio Daniel John Winteler che trasmetteva una carica incredibile, ma dovevi conoscerlo bene. E poi Franco Gattinoni perché in lui ho rivisto Lorenzo Isoardi.

Lascia un mercato che non ha ancora deciso che strada prendere. Vede spazio per tutti o cambierà qualcosa nei prossimi 10 anni?

Siamo in ritardo rispetto ad altri mercati internazionali. Vincerà nel futuro chi riuscirà a fare funzionare al meglio le adv di proprietà e le partecipate, il tour operator e la produzione in generale. I clienti verranno raggiunti in tutti i modi, con tutti i device. Speroinoltre che l’incoming assuma un ruolo diverso, più forte e strutturato in modo molto differente.

Il più talentuoso che ha conosciuto in 40 anni di carriera?

Maniele Tasca per visione e organizzazione. Trasmetteva competenza e dava informazioni precise.

Un piacere che vorrebbe concedersi ora dopo anni di viaggi di lavoro?

Condurre una vita tranquilla. Avrei voluto lavorare con meno stress e pressione ma ottenendo gli stessi risultati. I giovani di oggi in questo sono molto più attenti. Fanno attenzione al benessere e per questo meritano spazio per dare stimoli a vecchio e nuovo corso. Poi voglio andare in bici e giocare a tennis con maggiore frequenza. Adesso mi dedico anche agli sport del cuore.

Il viaggio che non ha mai fatto?

Andare al Polo Nord senza aver alcun problema di tempo. Sono stato in 50 paesi del mondo ma al Polo ci tengo.

Ultimo libro che ha letto?

Devo recuperare e voglio iniziare da subito. Ma l’ultimo libro è stato “Fai bei sogni” di Gramellini.

Il marchio rimasto nel cuore? Quello che ha sempre seguito e ammirato?

Francorosso batte tutti. Per ampiezza, struttura ed emozione una spanna sopra gli altri. E’ stato prima un’azienda e poi un brand innovativo che ha ispirato molti concorrenti. Unico.

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