Settore hospitality in Italia:
investimenti in impennata

Non accenna a diminuire l’attrattività del nostro Paese per i fondi d’investimento esteri e i grandi gruppi alberghieri, che continuano a guardare all’Italia come a una destinazione dalle enormi potenzialità per l’asset hospitality. E se, nel 2024, la Penisola si è posizionata ai primi posti in Europa, con oltre 2 miliardi di euro investiti in questo settore, il 2025 sembra essere iniziato nel migliore dei modi.

“Ci aspettiamo un 2025 record per gli investimenti immobiliari - conferma Francesco Calia, Head of Hospitality Italy di Cushman & Wakefield -. Gli hotel sono ormai la seconda asset class più importante per capitale investito nell’immobiliare e i dati preliminari per il primo trimestre del 2025 registrano oltre mezzo miliardo di volumi. Una cifra che, se confermata, sarebbe il miglior primo trimestre degli ultimi vent’anni”.

Napoli e Palermo nuovi mercati d’interesse

Allo stato attuale, secondo le rilevazioni di Cushman & Wakefield, le operazioni in due diligence rappresentano un valore complessivo di ulteriori 2 miliardi di euro. “La maggior parte di questo capitale - fa notare Calia - è destinato ad asset value add e, tra le location più ricercate, spiccano Roma e Milano, insieme ai laghi principali, Taormina e la Sardegna, mentre Napoli e Palermo emergono come nuovi mercati d’interesse, grazie alla capacità di registrare performance primarie per gli hotel nelle due città”.

Ed è notizia di oggi l’interesse manifestato dal gruppo statunitense Ksl Capital Partners per l’hotel JW Marriott di Venezia, l’albergo ricavato dalla ristrutturazione dell’isola delle Rose, nella laguna, a opera di Matteo Thun. Una gara, gestita da Eastdil Secured, il cui valore è di circa 140 milioni di euro e che vede tra i partecipanti anche Starwood Capital, Morgan Stanley e altri investitori.

Ma non sono solo i grandi immobili ad attirare gli investitori; aumenta, infatti, l’interesse per i lifestyle hotel e i boutique hotel. A differenza degli hotel tradizionali, che generano in media il 90% delle loro entrate dalle camere, circa il 40% dei ricavi dei lifestyle hotel derivano da servizi non legati alle camere (come ristorazione, spa e retail). Un’evoluzione che offre crescenti opportunità per brand e investitori di capitalizzare sulla cosiddetta ‘economia dell’esperienza’, attraendo fasce trasversali di clientela.

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